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Evviva il parchetto!

Mamme, ormai è ufficiale! E' iniziata la stagione del parchetto!
I bimbi, chiusi dentro quattro mura ormai da mesi non vedevano l’ora. Noi un po’ meno, diciamo che cerchiamo di trovare i lati positivi.
All'uscita di scuola la scena è questa:
Mamma, possiamo andare al parco?
Sì, certo Amore!
Se nessun bimbo lungo il percorso nomina l’innominabile, allora si riesce ad arrivare diretti al parchetto senza sosta gelateria, altrimenti ci tocca anche quella!
Varcato il cancelletto, giacciono a terra uno stuolo di monopattini abbandonati. Tuo figlio lo molla lì prima ancora di entrare, ma evidentemente attiva un radar perché ovunque si trovi riesce sempre ad accorgersi quando qualche nanerottolo prende il suo “per provarlo” e lui gli si avventa contro, che se è un bimbo della sua età scoppia la rissa e tu cerchi di non intrometterti troppo “perché i bimbi devono imparare a cavarsela da soli” (ma soprattutto perché 2 contro 1 non è fair!). Se invece si tratta un bimbetto più piccolo, devi intervenire per evitare che il tuo grandone gli faccia male e ti trovi a spiegare il valore della condivisione lì piegata in ginocchio.
Poi la pigiapeste più piccola corre verso lo scivolo, ma ancora non riesce a salire da sola e mentre sei dietro di lei per evitare disastrosi capitomboli, il supereroe più grande ha finito la coda all'altalena e pretende che tu sia lì a spingerlo. Peccato, proprio oggi che avevo lasciato l’ubiquità a casa!
Per fortuna che c'è la mamma di un amichetto che si offre volontaria per la spinta e per qualche minuto la situazione è sotto controllo.
Al parchetto si incontrano diverse tipologie di mamme.
C'è quella iperprotettiva, sempre dietro al suo bambino, solitamente perché è piccolo e lei teme l'irruenza dei grandi.
C'è la mamma che gioca con i suoi bimbi, ha perfino la tenuta adatta: pantaloni jogger, felpa e scarpe da runner incallita. E’ seduta a terra a disegnare coi gessetti animali di ogni tipo, incurante delle manine sporche di sua figlia che le sta aggrappata addosso. E’ il tipo di mamma che mi fa sentire tremendamente in colpa, sembra divertirsi tanto a condividere quel fantastico momento di gioco con i suoi figli, mentre tu appena uscita da lavoro tremi al pensiero del gesso sui pantaloni neri del tailleur o del fango sulla camicetta bianca, così resti in bilico in punta di piedi, leggermente appoggiata sul tacchetto che proprio oggi te lo dovevi mettere! e provi ad abbozzare una specie di Peppa pig che finisce per sembrare più un elefante che un maiale.


Non è che non mi diverto lì con i miei bimbi, ma non mi sento a mio agio. Ho imparato col tempo qual è la mise giusta che concili ufficio e parchetto, senza per forza cadere nella tuta. E l’ho imparato dal gruppetto delle mamme rilassate che sembrano trovarsi lì per un the, mancano solo tavolino e tazze, ma a parte quello passano tutto il tempo a chiacchierare distratte come fossero al bar. Non sono certa che sappiano dove si trovano i loro figli, ma non sembra avere molta importanza, fino a quando non sono i ragazzini a palesarsi per chiedere dell’acqua o è giunta l’ora di andare a casa e allora urlano a squarciagola per chiamarli tutti a raccolta. Non si accorgono se il loro angioletto sta facendo la lotta con qualcuno o se ha deciso di mettere in vendita sull'asse della papera a dondolo vermi freschi appena scavati dal terreno e i loro potenziali acquirenti sono bimbi di tre o quattro anni che li osservano ammirati.
Ci fosse una tazza di the, la starebbero sorseggiando bellamente, ma in fondo forse è giusto che se la godano pure loro! Magari è questo lo spirito adatto… boh, non so… certo hanno l’abbigliamento adeguato: jeans skinny, blusa, cappottino o soprabito easy e ballerine in tinta. Semplici, comode e trendy. Gli ammiro l’outfit, non certo l’approccio.
I miei occhi continuano a seguire i miei figli, mentre anch'io scambio due chiacchiere con le mamme come me – un po’ chiocce un po’ impacciate - che ho avuto il piacere di conoscere nei pomeriggi al parco.
All’outfit comodo ho aggiunto lo zainetto che resta sempre con me anche quando non sono in panchina (cioè praticamente sempre) e mi consente di avere le mani libere e la schiena meno sofferente.
Quella del parchetto è sempre una chiacchiera interrotta, fra uno scivolo e un’altalena, tra la merendina che non era quella che volevo oggi e la bottiglietta d’acqua che per riempirla alla fontanella mi sono bagnato tutto, fra un dispetto e una caduta, ma mentre i bimbi finalmente corrono all'aria aperta, un po’ di aria la prendi anche tu, ti confronti sulle maestre, ascolti i racconti sui compagni di classe, scopri una dritta sulle vacanze al mare o sul nuovo ristorante aperto in zona e qualche volta salta pure fuori il gossip!


Alla fine diciamocelo, la parte peggiore del parchetto è convincerli ad andare via, - io uso il trucco del gruppo mettendomi d’accordo con le mamme degli amichetti preferiti per organizzare una fuga collettiva - e una volta riuscita, la parte davvero più dura è convincerli che non hanno fame, almeno finché non vi sarete trascinati, stanchi, sporchi e frignanti a casa e finché non sarai riuscita a presentare qualcosa di commestibile a tavola in tempi record.
Ben arrivata bella stagione!

Commenti

  1. Io sono ancora nella fase "bimbo nel passeggino" e per fortuna me lo godo davvero il parchetto! Ma sono consapevole che è un lusso che a breve finirà anche per me! :)

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