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Era una domenica qualunque...

Era una domenica come tante, per tutti, ma non per noi. Era il primo giorno di settembre e io che credevo saresti arrivato ad agosto. Era l’ultimo giorno utile ed io pensavo che alla fine ti saresti convinto da solo. E invece no. E’ così ancora adesso. Hai bisogno di una spinta. Piccola, magari appena accennata. Hai bisogno di sentirti sicuro per fare le cose. Soprattutto quelle importanti. E quello era decisamente un giorno importante, il giorno in cui dovevi venire fuori da me. Lasciare un posto caldo e sicuro per scoprire il mondo che ti aspettava là fuori. Per conoscerci. Ti sei preso il tuo tempo. Tutto quello che avevi a disposizione. E hai dato tempo a me, che pronta non mi sentivo, anche se poi capisci che pronta non ti ci senti mai.


La tua storia inizia così.

Erano le ore 12.00 di una domenica qualunque. Io e tuo papà ci presentiamo davanti alla porta scorrevole che si apre sul lungo corridoio delle sale travaglio. Io con un panzone esplosivo. Papà con la valigia in mano. Suoniamo il campanello. Come si fa quando si va a pranzo da amici, solo che noi il vassoio delle pastarelle non l’avevamo preso! Una voce dall’altra parte chiede, io rispondo: “siamo qui per l’induzione”.

Io che come al solito già mi immaginavo scene da film e invece nessuna telefonata al papà mentre è al lavoro, nessuna corsa in macchina per arrivare in tempo in ospedale, magari in taxi perché il papà è fuori città. Niente risvegli in piena notte con “oddio, amore, mi si sono rotte le acque!!”. Nessuno che ci rimanda a casa perché siamo arrivati troppo presto in ospedale. Nessuna scena di panico, insomma.

Nella nostra storia, percorriamo il lungo corridoio, ci fanno sistemare con le nostre cose in una delle camere libere e cominciamo. Visita, monitoraggio, prima applicazione del gel. Per qualche ora non accade nulla. Come da manuale della “brava mamma che ha preso appunti al corso pre-parto”, avevo portato alcune riviste per ingannare il tempo. Tuo papà leggeva seduto accanto a me come fosse a casa sul divano. Di tanto in tanto mi chiedeva come stavo. Io sentivo solo qualche piccolo fastidio in lontananza e tra me e me pensavo: “beh, se è così, ce la posso fare!”.
Poi, ad un certo punto è cambiato tutto. E’ arrivato il dolore e io che credevo che avrei fatto tutto “naturalmente”, non facevo che chiedere disperatamente dell’anestesista. Che non viene mai subito, -sappiatelo, - anche in questo caso, non è come nei film. Nella vita vera bisogna capire se ce n’è uno di turno, verificare che non sia impegnato in sala operatoria per qualche intervento più importante, bisogna visitare di nuovo la mamma, capire a che punto siamo, ripetere l’ennesimo monitoraggio. In quel lasso di tempo, io mi disperavo e papà iniziava a realizzare, chissà cosa facevi tu. Provavo a respirare, ma non è come quando fai le prove al corso pre-parto; chiedevo a tuo padre di fare qualcosa (questo sì, è come nei film!!); ho cercato la posizione più adatta a me. Finalmente è arrivato l’anestesista. Finalmente un po’ di riposo, per prepararsi allo sprint finale. Perché non c’è niente di male a riprendere fiato. Perché l’anestesia non toglie niente alla naturalezza del parto. Perché una mamma ha bisogno di riposo e non deve essere giudicata per questo.
Quando l’ostetrica ha detto che era il momento, c’abbiamo messo un po’ per accordarci io e te. Io spingevo, ma tu non ne volevi sapere. Oppure tu provavi a venir fuori, ma io ero troppo stanca per collaborare. Tuo papà mi teneva le mani e mi spronava come neanche il più incallito allenatore di rugby avrebbe saputo fare. Io urlavo e lui urlava con me. Abbiamo urlato così forte che i nonni fuori da quella porta scorrevole in fondo a quel lungo corridoio si sono spaventati.

Poi finalmente sei sbucato fuori.

Papà ti ha visto prima di me. Dice che quel momento non lo dimenticherà mai. In quel momento è diventato padre. Per questo continua ancora oggi a ripetertelo. Un giorno capirai cosa intende.

Non hai pianto subito. Io neppure ho pianto. Le emozioni erano tante e troppo forti. Ti ho abbracciato forte inebriandomi del tuo profumo come ancora oggi faccio ogni volta che affondo il viso nella tua pelle.

Erano le 22.59 e tu eri lì con noi. In una domenica come tante, la prima di settembre, sei arrivato tu e hai cambiato le nostre vite per sempre.


Oggi compi 5 anni.

Come ogni anno, sono mesi che aspetti di raggiungere alcuni dei tuoi amichetti che hanno già compiuto gli stessi anni. Come tutti i bambini sei proiettato in avanti ed è giusto che sia così. Ancora oggi ti guardiamo con quello stesso sguardo incredulo di quella domenica. Allora non riuscivamo a credere di aver fatto una cosa così bella. Oggi non riusciamo a capacitarci di quanto il tempo corra velocemente e di quanto stai diventando grande.

A distanza di 5 anni, io e papà ancora litighiamo per accaparrarci pezzi di somiglianze. Gli occhi di mamma, il viso di papà. I miei colori, le sue espressioni. Permaloso come me e un po’ musone come papà. Potrei continuare all'infinito, ma come conclude sempre tuo padre, sei un giusto mix!
Sei un bimbo attento e sensibile. Forte e testardo. Tenace come pochi. Quando vuoi una cosa non molli mai, finché non la ottieni. E praticamente accade sempre. Non sarà sempre così, né sarà sempre così facile, per questo siamo contenti che tu sia così. Ti servirà tanto nella vita. Adoro quando chiacchieri con me e mi racconti le tue riflessioni. Ti osservo quando invece sei chiuso nel tuo mondo, so che è giusto che tu abbia spazi tutti tuoi, ma spero lascerai sempre un piccolo spiraglio aperto per me.

Oggi è il tuo compleanno e ti auguro che la vita abbia in serbo per te le cose più belle, che la tua immensa fantasia ti faccia fare sempre milioni di sogni e che tu possa sempre fare affidamento sulla tua ostinazione per realizzarli tutti.

Ma soprattutto, voglio dirti grazie.

Mi hai insegnato a guardare le cose da un punto di vista diverso, a dargli il giusto peso e ad apprezzare quello che ho.
Grazie a te ho capito cosa significa prendersi cura di qualcuno ed essere per lui davvero indispensabile.
Mi hai fatto capire cosa vuol dire amare, comprendere e perdonare, nonostante le imperfezioni e sei il mio stimolo a migliorarmi giorno dopo giorno.
Mi hai insegnato il valore del tempo, quello per voi e anche quello per me e mi hai resa capace di ridere anche quando le cose non vanno proprio nel verso giusto.
Con te sono tornata un po’ bambina e adoro aver recuperato quel pezzo di me. Al tempo stesso, da quando ci sei tu sono diventata grande, comprendendo ogni giorno il peso della responsabilità e impegnandomi con tutte le mie forze per essere all'altezza del ruolo di mamma.


Oggi è il tuo compleanno e mentre tu diventi grande io non posso che dirti grazie per l’Amore incondizionato che ogni giorno da quella domenica tu dai a noi.

Commenti

  1. Hi Rossella, this piece of writing is so honest and true, it moved me to tears! Great job!

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